I 7 errori tipici di chi vuole fare business internazionale – seconda parte

Feb 28 2017

I 7 errori tipici di chi vuole fare business internazionale – seconda parte

Ti ho lasciato due settimane fa promettendoti che ti avrei svelato tutti gli errori da non fare se vuoi intraprendere un business all’estero.

Bene, ecco gli ultimi 4.

Errore numero 4. I paragoni continui con l’Italia

“I semafori a Miami durano 7 secondi! Quelli italiani invece solo 3.”

Semaforo rosso per te se non riesci a smettere di fare paragoni con l’Italia, anche una volta che te la sei lasciata alle spalle. Hai o no deciso di spiccare il volo, andare all’estero e “cambiare aria”? Uno “switch” di mentalità è obbligatorio.

Finché perderai tempo a ripensare alle regole del tuo ex-paese, avrai meno tempo da investire nell’analisi della nuova realtà in cui vuoi avviare il tuo business.

Comincia a ragionare in linea con le regole del posto in cui ti trovi.

Non si puoi lanciare qualcosa di nuovo in un continente nuovo se sei ancora ancorato con la mente al vecchio. Rinnovati!

Errore numero 5. L’idea “fai da te”

“Adesso parto per gli States e sai che c’è? Esporto la piadina romagnola che lì ancora non c’è.”

Quando s’illumina la lampadina si spera sempre che sia quella vincente. Ma non basta sperare che un’idea sia vincente per farle avere successo. I business non nascono per caso e, allo stesso modo, non si estinguono per caso.

“Dimmi un po’! Ti sei chiesto perché la piadina romagnola non c’è ancora in America?”

Gli americani non riconoscono il valore aggiunto della piadina romagnola. Non al punto da alimentarci un business, per esempio. L’unico italiano che ha introdotto la piadina romagnola negli States è a Los Angeles ma se l’è studiata e giocata bene. Non ha fatto un business con la piadina come core product. Ha aperto la sua attività di ristoranti, pizzerie, gelaterie all’italiana, in cui ha incluso anche la piadina.

Qualunque idea brillante possa arrivarti in mente, verificane la corrispondenza e la fattibilità in termini di domanda-offerta e di preferenze dei consumatori del luogo.

Studia, indaga, documentati. L’idea che” fa da sé” non fa per tre: fa per zero.

Errore numero 6. La belligeranza

Litigare, sempre. Dialogare, mai. Magari in Italia funziona anche perché ci piace quell’arrovellarsi intorno alla stessa questione senza arrivare a un punto di accordo.

In America se non hai la capacità di aprire un canale di comunicazione ti escludono dal business. Una delle cose che qui valutano negativamente è la belligeranza, ovvero quando la voglia di avere ragione predomina su tutto il resto.

Il manager belligerante rallenta il benessere economico collettivo: in USA viene (giustamente) visto così. Altro che determinazione e coerenza!

E tu che tipo sei? Uno che vuole dialogare e arrivare a un incontro?

O uno che vuole essere ascoltato piuttosto che ascoltare per il semplice gusto che gli sia data ragione?


Errore numero 7. La modestia

Se vuoi pensare in piccolo, sei ancora in tempo per restare a casa.

Est modus in rebus. Il senso della misura prima di tutto. Regolati: cosa stai lasciando e verso quale obiettivo stai andando? Non vale il gioco affrontare un cambiamento di paese, lingua, abitudini, regole per creare qualcosa di piccolo che potresti fare anche a  casa tua.

L’America non è fatta per i business modesti e per i sognatori che si accontentano delle taglie mignon.

“Voglio aprire il miglior ristorante di Miami!”
“E perché non i 300 ristoranti migliori d’America?”

Una volta che ti sei messo a progettare e a fare sacrifici e sogni, fallo come si deve! Te lo devi. L’economia degli States, poi, si basa proprio sulla moltiplicazione dei numeri e sulla ripetizione dei successi. Qui quasi tutti i ristoranti sono catene: anche quelli di lusso. Se un business funziona si riproduce, non resta chiuso in se stesso

Sei pronto per espandere e far moltiplicare il tuo sogno?

Se la risposta è sì, comincia adesso.

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